Ci sono alcune differenze significative, la più evidente delle quali è che la ISO 17024 entra un po' di più nel dettaglio della competenza, definendola in termini di conoscenze, abilità e caratteristiche personali. Enfatizza inoltre l'esame delle competenze, richiedendo che qualsiasi esame sia indipendente e valido. La EN 45013 a malapena cita la competenza, focalizzandosi al contrario su questioni strutturali. Finalmente anche la competenza ha una definizione: "Dimostrata capacità di applicare conoscenze e/o abilità e, ove rilevante, dimostrate caratteristiche personali" (dalla traduzione italiana della norma, la UNI CEI EN ISO/IEC 17024:2004).
La ISO 17024 è un documento di gran lunga migliore della EN 45013, come era ovvio aspettarsi. Grande sforzo è stato riservato alla sua elaborazione, così come a quella della guida IAF che l'accompagna, la GD24.
E' vero che si è fatto un gran parlare della norma e che era molto attesa in alcuni contesti, ma io sospetto che la vera aspettativa fosse che la nuova norma avrebbe affrontato tutte le aree scoperte o non adeguatamente coperte dalla EN 45013 e dalle altre norme che ha sostituito. In molti casi questo è successo e la ISO 17024 è utilizzata molto efficacemente. Nel Nord America oltre un milione di persone possono dichiarare che la propria certificazione è accreditata ISO 17024. Tra i settori interessati anche la professione medica, quella bancaria e l'IT: Microsoft e Cisco, per citare due convertiti alla norma. Nel Regno Unito abbiamo un'ampia gamma di applicazioni: installatori del gas, elettricisti, saldatori. Ma non dimentichiamoci che qui nel Regno Unito la ISO 17024 non è stata una libera scelta per le organizzazioni certificate a fronte della EN 45013, piuttosto una risposta obbligata a quanto affermato dallo UKAS: "Stiamo ritirando la EN 45013, conformatevi alla ISO 17024 oppure perderete l'accreditamento".
In molti contesti sono sicuro di sì, sia nel Regno Unito che a livello internazionale. Tuttavia direi che nel contesto dei sistemi di gestione ad oggi non si sono ancora visti molti benefici.
In questo contesto la ISO 17024 ha sollevato più problemi di quelli che ha risolto. Nella sua interpretazione più rigorosa, la norma si presenta come un grande stacco rispetto al modello "storico" che si basava sulla qualifica per la determinazione della competenza. La ISO 17024 richiede che tutte le competenze siano definite, il che significa tutte le conoscenze, abilità e caratteristiche personali specifiche ad ogni schema. La validità dell'esame deve essere dimostrata, probabilmente con mezzi statistici.
L'esame deve essere indipendente, il che significa nemmeno una minima traccia di coinvolgimento dell'esaminatore in qualsiasi attività pre-esame. Concetto retto e giusto - a livello teorico. E per le industrie che sono d'accordo, che vedono benefici in questo approccio e sono pronte a pagare per esso, si tratta certamente di un approccio infallibile. Ma nella pratica, il settore della certificazione dei sistemi di gestione non considera necessario questo rigore, non lo vuole, non ne può trasferire i costi sui clienti e di sicuro non è nemmeno disposto ad assumersene i costi in prima persona.
Se tutti gli enti di accreditamento adottassero questa interpretazione rigorosa le difficoltà, sebbene reali, non sarebbero così grandi. Ma molti non l'hanno fatto e ciò ha causato dei veri problemi.
Il problema principale è la mancanza di coerenza: l'incoerenza nell'interpretazione da parte degli enti di accreditamento che dà origine all'incoerenza nell'implementazione da parte degli organismi di certificazione degli auditor. L'incoerenza non è necessariamente un problema quando lo schema di certificazione ricopre un ambito nazionale, cioè quando gli individui certificati non operano o non desiderano che la propria certificazione sia riconosciuta al di fuori di un dato Paese. Ma diviene un vero problema se - come avviene nella certificazione degli auditor di sistemi di gestione - il risultato del processo della certificazione accreditata è destinato ad essere riconosciuto su scala mondiale. In questo momento abbiamo un numero crescente di enti di accreditamento che accreditano a fronte della ISO 17024 e tra loro c'è un ampio ventaglio di interpretazioni, dalla rigorosissima alla farsesca. Tuttavia il mercato riconosce l'accreditamento come un titolo e non tende a distinguere tra chi rilascia tale titolo. Allo stato attuale l'accreditamento secondo la ISO 17024 è una lotteria e per un organismo di certificazione del personale le probabilità di successo sono determinate dall'ubicazione geografica.
Sì, ma non funziona bene, di sicuro non nell'ambito degli auditor di sistemi di gestione. O la redazione non è abbastanza chiara oppure molti degli enti di accreditamento semplicemente non sono così meticolosi nell'applicarla fedelmente. Quale che ne sia la causa, si stanno verificando notevoli differenze.
Non mi viene in mente nessuna ragione valida e sono certo che un accordo multi-laterale dello IAF risolverebbe la maggior parte delle questioni di incoerenza, anche se non tutte. Gli accordi multi-laterali sono ottimi in teoria, ma in pratica sono difficili da far funzionare in modo efficace. Alcuni direbbero che l'operato degli accordi multi-laterali esistenti lascia in parte a desiderare, ma - quale che sia la fondatezza di tale opinione - ritengo che un accordo multi-laterale imperfetto sia di gran lunga preferibile alla situazione attuale nella quale manca totalmente un controllo efficace.
Sfortunatamente, lo IAF non ha mostrato molto interesse ad estendere l'accordo multi-laterale. Penso che vedano la certificazione di personale come una "distrazione" e che tendano ad ignorarla se appena possono. Questo è un problema reale per l'International Personnel Certification Association (IPC) in quanto - quando abbiamo deciso di rendere l'accreditamento alla ISO 17024 uno dei requisiti base per diventare membro dell'IPC - l'estensione dell'accordo multi-laterale IAF a copertura della ISO 17024 era stata considerata dall'IPC stessa come lo strumento fondamentale di taratura e controllo. Non aver nessun accordo multi-laterale significa che non abbiamo nessuna base per garantire l'equivalenza dei nostri schemi di certificazione, il che minaccia l'intero concetto della certificazione degli auditor quale entità coerente ed internazionale.
Dobbiamo fare qualcosa in quanto non è interesse di nessuno permettere che la situazione attuale vada avanti. Se non possiamo determinare la coerenza mediante lo IAF, allora forse dobbiamo chiedere all'IPC di riconsiderare la propria strategia. L'IPC, con i suoi associati internazionali e la sua influenza, è un'alternativa reale - e probabilmente l'unica possibile - allo IAF.
Speriamo di no. Credo che sarebbe un errore tornare alla valutazione tra pari. Sotto l'egida dello IATCA, l'International Auditor and Training Certification Association, non siamo stati capaci di farla funzionare. Ma esiste un'alternativa che consiste per l'IPC nell'offrire un'approvazione. L'IPC si è notevolmente sviluppata dai tempi dello IATCA e dispone ora di un direttivo efficiente e stabile - in netto contrasto con quanto avvenne con lo IATCA - quindi un processo di approvazione di terza parte che comprenda sia credibilità che integrità diventa una scelta attuabile.
L'intento è coerenza e fiducia nel risultato della nostra certificazione: in questo senso vedo poca differenza dall'accreditamento. Ma aspetterei a definirlo così, almeno fino a quando l'IPC non avrà implementato e soddisfatto i requisiti ISO 17011. Innanzitutto l'IPC dovrebbe separare il meccanismo di approvazione dagli interessi dell'associazione, cosa assolutamente possibile. Francamente, se lo IAF non intende far nulla, noi organismi di certificazione del personale dovremo da soli trovare una soluzione.
Non proprio un'alternativa. Nel lungo termine prevedo che le due entità lavoreranno insieme. Un accreditamento nazionale integrato da un'approvazione IPC fornirebbe quella credibilità e coerenza cui gli organismi mondiali di certificazione del personale urgentemente aspirano. Tuttavia, le cose potrebbero farsi interessanti se l'IPC dovesse rifiutare l'approvazione ad un'organizzazione associata che è già stata accreditata. Data la grande varietà e l'apparente mancanza di comprensione della ISO 17024 dimostrata da alcuni enti di accreditamento, quest'evenienza è quasi una certezza più che una mera possibilità. Comunque, trovo che sia possibile che con il tempo l'approvazione IPC fornirà al mercato la credibilità di cui ha bisogno e che di conseguenza l'accreditamento degli organismi di certificazione del personale potrà divenire irrilevante. Per lo meno, nell'ambito degli auditor di sistemi di gestione.
La competizione è un aspetto della vita di tutti i giorni, nessuna organizzazione che opera fuori da ambiti governativi ne è immune ed al contrario fornisce alla maggior parte delle organizzazioni la motivazione a migliorare sempre più. Dalla nostra stessa esperienza, l'IRCA ha tratto benefici immensi dalla competizione. Comunque, se si farà questa scelta preferirei considerarla non come una competizione ma come un'integrazione. Non prevedo che l'IPC trovi alcuna logica nel competere con lo IAF. Tuttavia esiste un problema serio che minaccia il nostro mercato e se lo IAF non è disposto a risolverlo, allora lo dovremo fare noi. Non credo che nessuna persona ragionevole troverà da ridire.