Il Carbon Disclosure Project

Con la dimostrazione che il cambiamento climatico è una realtà scientifica e non un frutto dell'immaginazione degli ambientalisti, le organizzazioni si sono dovute adattare ad un nuovo tipo di economia. Sempre più spesso le aziende cercano metodi per misurare e mettere a rapporto il proprio approccio al cambiamento climatico, alle emissioni ed altri aspetti correlati. Paul Simpson del Carbon Disclosure Project (CDP) analizza l'interesse crescente per la contabilizzazione del carbonio.

E' poco probabile che sia sfuggito alla vostra attenzione come il cambiamento climatico abbia velocemente scalato gli ordini del giorno in politica, nei media e nelle aziende. Ora c'è un vastissimo consenso scientifico riguardo al fatto che il cambiamento climatico sia reale, causato dall'attività umana e ponga immense sfide alla nostra società di questo secolo. L'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) prevede una crescita media della temperatura da 1,4° a 5,8° C nei prossimi 100 anni. La varianza di questa previsione si basa sulla scala delle nostre emissioni di gas effetto serra (GHG dall'inglese greenhouse gas) in questo secolo: queste emissioni dipenderanno largamente dalla nostra volontà di ridurle oppure di continuare "come al solito", che equivale ad un'enorme crescita nelle emissioni.

L'opinione generalmente accettata è che un riscaldamento fino a 2° C non danneggerà in modo drastico il nostro modo di vita, mentre qualsiasi cosa sopra tale soglia è considerata molto pericolosa ed in grado di causare grandi sconvolgimenti alla società su base mondiale. La scienza del cambiamento climatico sta portando ad una maggiore regolamentazione, all'assegnazione di un prezzo, ad un mercato di negoziazione dei crediti di emissione di biossido di carbonio e ad uno scenario in evoluzione per le imprese. Lo "Stern review*", recente studio britannico sull'economia del clima, si è concentrato in egual misura sulle menti degli investitori e su quelle delle imprese.

E' in questo contesto che il CDP fornisce un segretariato per la collaborazione degli investitori istituzionali sulle implicazioni aziendali del cambiamento climatico. Per conto dei propri investitori istituzionali firmatari, il CPD invia ogni anno a tutte le società in elenco una richiesta di informazioni riguardo alle loro emissioni di gas effetto serra e le misure da loro adottate per ridurre il rischio da cambiamento climatico. Scopo del CDP è di incoraggiare le organizzazioni a misurare, rivelare e gestire le proprie emissioni di gas ad effetto serra e di fornire in questo modo delle informazioni agli investitori per meglio comprendere i rischi e le opportunità che il cambiamento climatico pone alle imprese.

Attualmente il CDP è la più grande collaborazione tra investitori sul cambiamento climatico. Nel 2006 il CDP è stato sostenuto da 225 grandi investitori con oltre 31 trilioni di dollari in fondi in gestione, circa il terzo di tutti gli asset investiti nel mondo. L'evoluzione del CDP dal 2003 dimostra la crescita dell'interesse di investitori ed aziende nel cambiamento climatico: nel 2003 il CDP aveva attirato solo 35 organizzazioni di investimento che rappresentavano 4,5 trilioni di dollari di asset in gestione. Tuttavia, queste cifre sono cresciute di anno in anno fino a 10 trilioni di dollari nel 2004, 21 trilioni nel 2005 e 31 trilioni di dollari nel 2006.

Tra i firmatari a supporto del CDP4 c'erano ABN Amro, ABP, AIG Global Investment Group, Allianz, AXA BMO Financial Group, CalPERS, CalSTRS, CIBC, Credit Suisse, HSBC, Merrill Lynch, Mitsubishi Tokyo Financial Group, New York State Retirement System, Scotia Bank, State Street e UBS.

Henri de Castries - Presidente del Consiglio di Amministrazione e Direttore Generale di AXA e firmatario del CDP - riconosce l'importanza di questo progetto commentando che: "Il cambiamento climatico e l'impatto che questo avrà su settori fondamentali quali l'agricoltura, il turismo, l'energia, i trasporti e le assicurazioni è importante quanto i rischi correlati al tasso di interesse e di scambio. In qualità di investitore mondiale tra i più importanti, sosteniamo il CDP e valutiamo le informazioni che fornisce per aiutarci a prendere delle decisioni informate sull'argomento".

Negli anni passati, il CDP ha scritto alle aziende inserite nell'elenco Fortune FT500, che raccoglie le 500 società più grandi a livello di capitalizzazione mondiale del mercato. Nel 2006 abbiamo allargato questa base ed abbiamo scritto a 2.100 società nel mondo, che arriveranno a 2.400 nel 2007. Quest'anno 360 (il 72%) delle aziende appartenenti al FT500 ha risposto al questionario CPD; in totale oltre 950 aziende ci hanno fornito informazioni. Ogni anno analizziamo i dati raccolti e produciamo un rapporto che li inserisce in un quadro organico: i rapporti delle aziende e le analisi successive sono disponibili gratuitamente nel nostro sito all'indirizzo www.cdproject.net. I principali risultati emersi dall'analisi delle risposte delle aziende del FT500 includono:

  • l'87% delle aziende che ha risposto al questionario CDP4 ha affermato di ritenere che il cambiamento climatico rappresenti un rischio e/o un'opportunità commerciale;
  • l'84% ha comunicato i valori delle proprie emissioni di gas ad effetto serra;
  • il 68% ha sviluppato prodotti / servizi in risposta al cambiamento climatico;
  • il 64% ha allocato responsabilità a livello di consiglio di amministrazione o di alta dirigenza al cambiamento climatico e d alle problematiche correlate;
  • il 53% ha preso in considerazione le opportunità della negoziazione di emissioni;
  • il 43% ha implementato programmi di riduzione delle emissioni corredati da obiettivi.

Le aziende sono sempre più concentrate sul misurare e documentare il proprio impatto sul clima: per questo motivo cercano linee guida e standard su come farlo. Gli investitori richiedono una maggiore standardizzazione in queste misure e nei dati che sono stati oggetto di verifica o valutazione. Il CDP richiede espressamente alle aziende se i dati riferiti alle loro emissioni siano stati verificati esternamente oppure no e molte aziende rispondono già in modo affermativo. Esistono anche numerossimi lavori sulle metodologie riferite alla contabilizzazione delle emissioni di carbonio, il più prominente dei quali è il protocollo per i gas ad effetto serra: www.ghgprotocol.org. Tutto ciò inizia a suggerire che ci dovrebbe essere uno standard formale di contabilizzazione delle emissioni di carbonio e l'interesse delle società di contabilità cresce di pari passo con l'aumento delle tariffe riferite a quest'area. In altre parole, la tripla rendicontazione - dall'inglese Triple Bottom Line - del reporting aziendale (spesso descritta come persone, pianeta e profitto) va per sua natura bene alle società di contabilità, in quanto porterà a "tre volte la tariffa dell'audit".

* Sir Nicholas Stern è un noto economista britannico, già capo degli uffici studi della Banca Mondiale e capo dei consiglieri economici del governo di Londra [ndt].

L'autore:

Paul Simpson è Project Director del Carbon Disclosure Project. Per ulteriori informazioni visitate il sito www.cdproject.net.