Caso studio: l'audit in Giappone

In questo articolo un auditor, Noriyuki Hoshino della filiale giapponese del Lloyd’s Register Quality Assurance, condivide con noi la sua esperienza di formazione ed audit nel Regno Unito e la confronta con quella nel suo Paese d'origine.

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Al ritorno in Giappone dopo la formazione per Auditor ISO nel Regno Unito, sono stato stupito dall'alto numero di persone di uno staff giapponese che presenzia alle riunioni di apertura e di chiusura. Ad una riunione hanno preso parte oltre 50 partecipanti, mentre il minimo è stato 5 o 6. Nel Regno Unito, di solito, solo il Rappresentante del SGQ o SGA sarebbe stato presente alla riunione. Il personale giapponese è propenso a gradire di partecipare di più ad ogni fase di un sistema di gestione ISO.

E' inoltre comune che il personale di un'organizzazione giapponese esamini oralmente gli organismi di certificazione per trovare il più adatto. Un rappresentante di ogni reparto valuta le tecniche di audit di ciascun organismo di certificazione. La logica che sta dietro a tutto ciò è che vogliono selezionare l'organismo di certificazione migliore per l'organizzazione sulla base della metodologia di audit, a prescindere dalla spesa.

Un'altra differenza è la questione del rispetto e della gerarchia. Il personale di un'organizzazione si rivolge sempre all'auditor utilizzando la parola "sensei" (maestro). Ho notato che esprimono rispetto agli auditor in un modo molto simile a quanto fanno con i funzionari del governo, il che non indica obiettività. Per questo motivo dico sempre a coloro che intervisto: "Abbiamo gli stessi diritti. Siamo partner. Se mi date del 'sensei', vi chiedo di pagare una multa simbolica da mettere nella vostra cassetta raccolta- fondi per la festa della birra".

In Giappone, se durante un audit si rileva una non conformità gli impiegati fanno spesso un grande sforzo per cancellare le registrazioni delle evidenze e salvarsi la faccia. Ne deriva che pensano: "Se la non conformità non è stata emessa, sarò considerato un bravo impiegato dall'alta direzione". Non esiste assolutamente la percezione che la non conformità sia un tesoro dal quale l'organizzazione possa imparare.

 


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